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Nel 645 il clan Soga fu scalzato da Fujiwara no Kamatari: a cominciare con lui il clan avrebbe avuto un deciso controllo dell’imperatore e della corte per alcuni secoli, aggiudicandosi in perpetuo la reggenza. Sempre i Fujiwara furono i promotori degli editti di riforma di Taika, che intensificarono l’adozione di pratiche culturali cinesi, e del ritsuryō, un sistema legislativo che centralizzò il potere, strutturò un’efficiente burocrazia e ribadì il primato della famiglia imperiale. Il suo status divino e monarchico fu riconfermato a posteriori dalle cronache epiche Kojiki e Nihon shoki, volute dall’imperatore Tenmu all’inizio dell’VIII secolo: secondo queste opere il primo imperatore fu Jinmu dal 660 a.C., nipote della grande dea shintoista Amaterasu. Negli stessi decenni si verificò una decisa crescita demografica, cui fece riscontro un affinamento e un aumento delle tassazioni sulla terra, che fu nazionalizzata; inoltre, in questo stesso periodo si affermò l’uso, tra i membri del ceto dominante, dell’espressione Nihon (日本?) per indicare lo Stato emergente.[16]

Una capitale fissa (sino ad allora la corte era itinerante) fu fondata nel 710 e battezzata Heijō-kyō, antico nome dell’attuale Nara, secondo le tecniche urbanistiche cinesi; essa divenne il fulcro del buddhismo in Giappone – l’imperatore Shōmu vi fece costruire il grandioso Tōdai-ji – e proprio l’enorme influenza politica dei monaci convinse la corte ad andarsene nel 784. Nel 794 una nuova capitale fu fissata a Heian-kyō, o più semplicemente Kyoto, sede della monarchia nipponica per oltre un millennio.[17] Furono raggiunti notevoli livelli di raffinatezza, nacquero e si articolarono arte, poesia e letteratura autoctone ma, in contemporanea, la monarchia perse progressivamente autorevolezza e influenza a causa dell’abuso della reggenza e dell’abdicazione (tecnica usata dalla famiglia imperiale per ostacolare i Fujiwara). Anche la stanzialità dei grandi aristocratici a corte rese invalsa la pratica di nominare amministratori e guardiani delle terre, spesso esentate dalle tasse. Peraltro la costruzione di ricchi templi buddhisti e le spese necessarie alla corte si tradussero in pesanti tassazioni per la popolazione, cresciuta nei secoli e legata all’agricoltura: unitamente a tecnologie inadatte, cicliche carestie e lottizzazioni, questi problemi convincevano molte famiglie contadine a porsi sotto la protezione degli amministratori. Costoro si rafforzarono progressivamente e divennero capaci di armare proprie milizie, formate da samurai.[18]

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