Articolo 10

Mutsuhito era un adolescente che fu circondato da una schiera di uomini provenienti soprattutto da Satsuma e Chōshū, quasi sempre samurai che avevano avuto modo di studiare le lingue o le opere occidentali. Divenuti poi noti come genrō, avevano combattuto per restaurare l’imperatore ed espellere gli occidentali. In realtà compresero che imparare dai cosiddetti “barbari” era la chiave per evitare di divenire un protettorato, colonia o comunque di condividere il destino dell’Impero cinese.[31] Furono costoro a dare vita al rinnovamento Meiji: il Giappone si dotò di un parlamento bicamerale, di un esecutivo e di una corte di giustizia con i codici più recenti; una Costituzione ispirata al modello prussiano entrò in vigore nel 1889 e consacrò l’imperatore (ora a Edo, ribattezzata Tokyo) come fonte della legge, capo delle forze armate e decisore politico.

Fu redatto un aggiornato catasto e nel 1873 un’imposta unica sulla proprietà terriera garantì entrate al governo. La piramide sociale Tokugawa fu dissolta, gli ex-daimyō furono indennizzati e gli antichi domini trasformati in prefetture; per i samurai non fu fatto nulla del genere ed essi dovettero cercare un’occupazione – molti confluirono nelle nuove forze armate imperiali il cui patrono spirituale fu Yamagata Aritomo. Nel 1877 il nuovo Esercito soffocò una rivolta capitanata da Saigō Takamori, uno dei genrō rimasto deluso dai provvedimenti presi dai suoi colleghi. Il rinnovamento interessò soprattutto il settore industriale, realizzato quasi dal nulla spremendo le campagne, e vide la nascita degli zaibatsu, grandi agglomerati a guida familiare e con proprie banche; una Banca del Giappone fu istituita nel 1882. Ancora, si assisté all’impetuosa posa di ferrovie, alla diffusione del telegrafo, al rapido formarsi sia di un’opinione pubblica sia di partiti politici.

In generale, però, il potere rimase saldamente nelle mani della famiglia imperiale (oggetto di un rinnovato e sentito culto) e soprattutto dei genrō: ad esempio Itō Hirobumi fu primo ministro quattro volte, Yamagata tre volte capo di stato maggiore dell’Esercito e poi primo ministro, Inoue Kaoru fu l’artefice della riforma agricola e fu ministro in quattro diversi dicasteri. Le nuove capacità produttive e finanziarie furono in gran parte investite in infrastrutture e nella creazione di forze armate moderne, utili a difendere il paese ma anche per proteggere o espandere gli interessi nipponici nell’Asia nord-orientale e nel Pacifico.[32]

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