Il Giappone consolidò l’unità politica, amministrativa e istituzionale ma assistette a due importanti, ancorché lente, trasformazioni sociali. I samurai, essendo venute meno le guerre, divennero un ceto di amministratori parassitario al servizio dei daimyō; nelle grandi città, specie il porto-magazzino di Osaka, sorse il ceto mercantile chōnin che sfruttò le grandi disponibilità di denaro per infiltrarsi nei ceti superiori o per divenire creditori dei signori e dei samurai più importanti, le cui entrate si basavano sullo sfruttamento della classe contadina.[27] I samurai soprattutto furono accaniti lettori delle opere scientifico-culturali occidentali, una cui limitata circolazione era tollerata dallo shogunato. Questi studi ebbero comunque poca influenza sull’originale evolversi della civiltà giapponese, sullo shintoismo e sugli usi sociali. Eppure il sakoku cominciò a incrinarsi all’inizio del XIX secolo: spese eccessive, tasse esose, alcune sollevazioni contadine, rinnovato dinamismo politico dei daimyō e di Kyoto, visite o richieste di sosta da parte di bastimenti europeo-statunitensi in aumento. Fu anzi Tokugawa Ienari che, per scongiurare un’espansione russa nell’Hokkaidō, cercò di assimilare gli Ainu tra 1799 e 1821.
Dal 1825 si dispose la cacciata violenta di ogni nave straniera ma, dopo l’incredibile disfatta della dinastia Qing per mano britannica nel 1842, l’ordine fu annullato; tuttavia Nagasaki fu confermato unico porto aperto agli stranieri. Nel luglio 1853 quattro unità da guerra statunitensi arrivarono al largo della baia di Edo e il comandante, commodoro Matthew Perry, assunse un atteggiamento intimidatorio che alla fine convinse gli inviati del bakufu a portare una lettera presidenziale all’imperatore. Perry tornò nel febbraio 1854 e i funzionari shogunali sottoscrissero la convenzione di Kanagawa: era l’inizio dell’epoca dei trattati ineguali e della forzata apertura del Giappone (1854-1866), che costituirono una forte umiliazione per lo Stato nipponico.[28] In particolare i grandi aristocratici e il bakufu erano divisi sull’opportunità di abbandonare del tutto l’isolazionismo oppure cercare di rinnovarlo; si generò una crisi politica tale che nel 1868 scoppiò la guerra Boshin tra le forze dello shogunato da una parte e un inedito schieramento imperiale dall’altro, composto in particolare dai tozama Satsuma, Chōshū, Hizen e Tosa e che aveva dalla sua parte il sovrano Kōmei. La guerra civile si concluse nel 1869 con la deposizione dell’ultimo shōgun Tokugawa Yoshinobu e il trionfo della fazione imperiale che, intanto, aveva visto salire al trono il giovane imperatore Mutsuhito.[29]. Durante il XIX secolo spicca, inoltre, la figura di Sakamoto Ryōma, considerato spesso l’eroe nazionale [30].






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