Articolo 12

Nel frattempo la scomparsa progressiva dei genrō, la morte di Mutsuhito (1912) e l’arrivo al trono del debole Taishō posero le premesse per la cosiddetta democrazia Taishō. Durante gli anni venti, dopo una grande crescita economica favorita dalla guerra, il Giappone dovette però affrontare una forte recessione, le spese cagionate dal grande terremoto del Kantō del 1923, una grave crisi finanziaria nel 1927 e infine i contraccolpi della Grande depressione (1929); la miseria diffusa nelle campagne e gli scandali che coinvolsero partiti e zaibatsu contribuirono alla nascita di un ultranazionalismo militarista e anti-occidentale che si diffuse soprattutto tra sottufficiali e ufficiali inferiori. Lo stesso esercito imperiale, peraltro, era scosso dalle lotte tra le fazioni Kōdōha e Tōseiha, mentre nel Kwantung il sodalizio tra la potente compagnia Mantetsu e l’Armata del Kwantung costituì un polo di potere semindipendente, che vide come una sciagura lo stabilirsi della Repubblica nazionalista cinese. La firma dei trattati navali di Washington (1922) e di Londra (1930), infine, scatenò rancori e insubordinazione anche nella Marina imperiale.

Dal 1930 si verificarono una serie di attentati contro le istituzioni e gli zaibatsu e furono svelate addirittura congiure per una non meglio precisata “restaurazione Shōwa” (dal nome dell’era di Hirohito, imperatore dal 1926). Ufficiali dell’Armata del Kwantung, che vedevano la Manciuria come soluzione ai problemi economici, la occuparono con un pretesto nel 1931, causando l’abbandono della Società delle Nazioni (1933). Gli episodi di sangue e di ribellione ebbero il culmine con l’incidente del 26 febbraio 1936: la sommossa nella capitale fu soffocata e la Kōdōha eliminata, ma le forze armate avevano aumentato la presa sia sulla popolazione, sia sulle istituzioni; le idee di espansione imperiale, di un progetto volto a unire sotto l’ala giapponese l’Asia orientale erano tipiche anche della Tōseiha e trovarono molti sostenitori, compreso il principe Fumimaro Konoe, primo ministro dal giugno 1937. Egli e Hirohito, due mesi dopo, non obiettarono alla conquista di Pechino dopo un incidente minore con i soldati nazionalisti, prologo della seconda guerra sino-giapponese: intrapresa con iniziale superficialità, divenne un incubo logistico e militare per l’Esercito imperiale che vi impegnò gran parte delle sue divisioni.[34]

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