Articolo 8 SI

Quali strumenti per consolidare la sua posizione e impedire la ricaduta nelle guerre civili, Toyotomi istituzionalizzò la pratica di tenere in ostaggio le famiglie dei daimyō nel suo castello di Momoyama, redistribuì feudi e terre, potenziò e completò nel 1588 la confisca delle armi – fu così sancita la netta divisione tra popolani e samurai/bushi. Nel 1591, infine, ridusse all’obbedienza l’Honshū settentrionale e completò l’unificazione nazionale. Toyotomi dovette inoltre occuparsi di come agire con gli occidentali, arrivati in Giappone nel 1543 e che, oltre alle armi, avevano portato anche il cristianesimo (con Francesco Saverio e poi Alessandro Valignano): consentì alla continuazione degli scambi commerciali ma con i cristiani si risolse ad adoperare misure repressive. Nel 1592 aggredì la Corea senza successo e ritentò nel 1597, ma la seconda spedizione fu annullata al momento della sua morte l’anno successivo. Toyotomi aveva già creato uno speciale consiglio di reggenza che vegliasse su suo figlio infante, ma i suoi membri cercarono subito di assicurarsi la successione; scoppiò una guerra civile che nella battaglia di Sekigahara (1600) vide trionfare Tokugawa Ieyasu, già uomo di Oda e signore di vasti possedimenti avuti nel 1590 proprio di Toyotomi, tra i quali il più importante era la pianura del Kantō con la capitale Edo. Ieyasu fu nominato shōgun e, nel 1615, annientò definitivamente i Toyotomi a Osaka.[25]

Periodo Edo

Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo Edo e Bakumatsu.

Tokugawa Ieyasu morì nel 1616, ma la famiglia seppe conservare con abilità il proprio predominio attraverso una serie di misure. La prima fu quella di distinguere i fudai daimyō (“interni”) e i tozama daimyō (“esterni”): i primi, che erano i più fedeli, si imparentarono con i Tokugawa ed ebbero anche rettifiche o aggiunte ai propri domini; i secondi raggruppavano i vecchi nemici o i clan poco affidabili, solitamente localizzati nelle zone periferiche del Giappone e oggetto di intromissioni dello shogunato riguardo alle politiche matrimoniali o alle successioni. Erano però, quasi sempre, i daimyō con i territori più estesi. Tokugawa Hidetada ideò poi il sankin kōtai, che regolamentava e intensificava la pratica di tenere in ostaggio le famiglie di tutti i signori, questa volta a Edo (intanto divenuta una grande città).

I Tokugawa si assicurarono poi che ogni dominio avesse un solo castello e che, regolarmente, inviasse a Edo un elenco di ricchezze ed entrate: in questo modo il bakufu poteva commissionare opere di pubblica utilità e monitorare le finanze del ceto. L’imperatore fu lasciato a Kyoto con la corte e, per quanto circondato da un alone sacro, era utile per lo più a legittimare lo shogunato. I Tokugawa escogitarono quindi una piramide sociale sottostante a casata imperiale, bakufu e aristocratici che, dall’alto in basso, poneva i samurai, i contadini e i mercanti; era tesa a fornire una serie di leggi e disposizioni che dovevano assicurare a tutti un posto nella comunità ma, in realtà, consentiva una certa mobilità. Nel 1639 Tokugawa Iemitsu, dopo una rivolta popolare cui parteciparono cristiani giapponesi, emanò un editto che diede inizio a una politica isolazionista nota come sakoku.

Contatti e influenze esterne furono respinti o attentamente selezionati; i portoghesi, noti cristianizzatori, vennero espulsi dal loro scalo commerciale a Nagasaki e Dejima, dove furono sostituiti dagli olandesi, a loro volta trasportati con la forza dalle autorità dal precedente avamposto commerciale di Hirado. Scambi commerciali scrupolosamente regolati poterono continuare solo attraverso il Satsuma (che, per concessione dello shōgun, conquistò le isole Ryūkyū), il porto di Nagasaki, Tsushima e Hokkaidō, lungo le cui coste sorse comunque una rete di empori e stazioni. Il sistema delle navi shuinsen fu smantellato. La repressione del cristianesimo, d’altro canto, fu ripresa e lo shogunato arrivò vicino a eradicare la religione.[26]

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

  • Articolo 13


    MacArthur godeva del pieno appoggio di Washington e di vasti poteri; incontrò anche di persona Hirohito ed ebbe quasi carta bianca per la democratizzazione,…

    read more: Articolo 13
  • Articolo 12


    Nel frattempo la scomparsa progressiva dei genrō, la morte di Mutsuhito (1912) e l’arrivo al trono del debole Taishō posero le premesse per la…

    read more: Articolo 12
  • Articolo 11


    Entrato nell’età industriale, il Giappone aveva scarse risorse interne (materie prime o mercati che fossero) e, guidato anche dal timore di essere minacciato dalle…

    read more: Articolo 11
  • Articolo 10


    Mutsuhito era un adolescente che fu circondato da una schiera di uomini provenienti soprattutto da Satsuma e Chōshū, quasi sempre samurai che avevano avuto…

    read more: Articolo 10
  • Articolo 9 Sticky


    Il Giappone consolidò l’unità politica, amministrativa e istituzionale ma assistette a due importanti, ancorché lente, trasformazioni sociali. I samurai, essendo venute meno le guerre,…

    read more: Articolo 9 Sticky