Yoritomo formò una rete di signori-vassalli simile ai sistemi feudali occidentali per controllare la nazione, nominandoli amministratori o protettori; si costituì così un ceto militare che organizzava i numerosi possedimenti come riteneva più congeniale, ma che riscuoteva le tasse per il bakufu (vale a dire il governo shogunale), gli doveva obbedienza e gli forniva armati in caso di necessità. Diffidente e sospettoso, Yoritomo morì nel 1199 e lasciò solo due giovani figli che, dopo un breve intermezzo di congiure e omicidi, furono scavalcati dalla madre e vedova Hōjō Masako.
Ella assicurò il controllo della carica alla sua famiglia e le applicò la reggenza; i suoi successori mantennero saldo il controllo sulla corte, favorirono il buddhismo Zen e cercarono di frenare il proselitismo del buddhismo Nichiren strutturatosi attorno alla metà del XIII secolo. Gli Hōjō coordinarono anche le risorse militari giapponesi per respingere le tentate invasioni della dinastia Yuan mongola – gravi minacce che contribuirono a rafforzare il predominio della famiglia. Le due spedizioni mongole (1274 e 1281) fallirono in buona misura a causa di violenti uragani, battezzati dai giapponesi kamikaze e da allora idolatrati come manifestazione del divino favore di cui godeva il Sol Levante.[21]
Il pericolo d’invasione giustificò un continuo stato di allarme e forti spese militari che, col tempo, alienarono agli Hōjō buona parte della nobiltà guerriera. Nel 1333 il dinamico imperatore Go-Daigo sobillò una ribellione che si concluse con il massacro del clan; il sovrano, intenzionato a ristabilire il potere temporale della famiglia, fu però a sua volta tradito dal condottiero samurai Ashikaga Takauji, lontano parente dei Minamoto. Egli cacciò Daigo da Kyoto, il quale fondò a Nara una seconda corte imperiale che sopravvisse sino al 1392 (periodo Nanboku-chō); Takauji nominò successore il giovane Kōmyō e da questi si fece proclamare shōgun nel 1338: a differenza degli Hōjō, fissò il bakufu nella stessa capitale, precisamente nel quartiere di Muromachi.[22] Egli riciclò le strutture feudali dei predecessori, ma non aveva né terre con cui comprare la fedeltà di governatori e protettori, né il carisma necessario; la sua posizione fu indebolita anche da congiure interne al suo stesso clan.


Leave a Reply